“Silvani California Fruit” di Daniel Dallabrida
Curato da Natale Cerbara, Firenze, IT
Quasi un uovo di Colombo l’opera di
Daniel Dallabrida, all’apparenza
semplice come un gioco da ragazzi
eppure è realizzato con forza,
provocante e conturbante. Il gioco è
forse l’enzima di quest’opera ma anche
medium di cultura e regole; un gioco di
forme, lettere e colori, di materie, di
memoria, di comunicazione.

Il gioco è un atto libero, come l’arte di
Daniel che sgorga spontanea da un
percorso non convenzionale, attraverso
la costante applicazione di abilità e
immaginazione in arti professionali, nel
corso di una carriera ventennale come
comunicatore, attivista e diplomatico. L’innata inclinazione artistica di Daniel
però ha radici lontane e mistiche nella sua fanciullezza, quando il gioco nel
bosco lo portava nel raccogliere arbusti e altri oggetti naturali per disporli,
osservarli, ascoltarli.
Nel silenzio Daniel scopre l’istintiva risonanza con la sacralità dell’ambiente
silvano che è un tema centrale della sua vita ed arte. Il sentimento che la
natura riunita alla cultura sia parte integrante dell’umanità e offra un
fondamentale modello di civilizzazione, lo porta in Italia ad una particolare
sintonia col movimento dell’Arte Povera, evidente in quest’opera. Anche i
riferimenti alla Pop Art, all’Arte Concettuale e alla Land Art non sono celati
ma anzi una precisa traiettoria poetica.
Daniel affina la sua sensibilità con la maturità degli anni, attraverso i piaceri
e gli orrori del mondo, abbracciando gli insegnamenti esoterici del sufismo, e
a poco a poco indirizza la sua attività verso l’espressione artistica.
Oggi il fare arte è per Daniel una necessità assoluta alla quale dedica tutto il
suo essere. In quest’opera ci sono gli elementi originali della sua arte, il suo
paese e la sua cultura di provenienza, l’Italia ricercata nella cruda materia delle crete senesi, che evoca un’etica
contadina, saldamente radicata nell’elemento naturale. L’uovo, simbolo del
sacro mistero dell’origine che si manifesta nella natura, significa sia l’ascolto
che la rappresentazione degli elementi primigeni.
L’artista esprime qui l’intima essenza della sua arte, rompendo i confini tra
tra natura e cultura e riavvicina l’uomo al suo dato naturale, infondendo
all’opera l’energia forte e terribile dell’istinto, della terra e della fertilità.